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AFFITTO REGISTRATO DUE VOLTE? PEGGIO PER TE

La telematica non tollera errori
La tanto osannata telematica: trasparenza, velocità, razionalizzazione dei costi.
Ecco quel che mi è successo.
Purtroppo per errore, faccio un mea culpa, a distanza di un mese, mi è successo di inviare due volte lo stesso file di registrazione di un contratto di locazione perfettamente uguale (dati catastali, canone, parti etc): insomma un duplicato. Naturalmente per la registrazione mi viene fatto nuovamente l’addebito sul conto corrente di 200 euro (imposte e bolli).
Dopo due giorni mi accorgo dell’errore e mi reco all’agenzia delle Entrate e dopo una mattinata di file, persone che non ne sapevano niente mi sento dire: serve un’istanza che riferiremo alla Sogei perché sicuramente il contratto non si può annullare perché non esiste la procedura informatica che annulli un contratto se non previo il pagamento di un F23 di 67 euro di risoluzione.
Non solo il danno di 200 euro ma anche la beffa di altri 67 euro. Mi sento poi dire: se la registrazione fosse stata fatta a mano allo sportello avremmo subito risolto.
Dopo qualche giorno l’impiegata dell’agenzia delle Entrate, con un fare tutto soddisfatto e di chi è dalla parte della ragione, mi dice: “ Hai visto? Era come dicevo: il contratto non si può annullare. Deve procedere alla risoluzione”. Questo era quanto la Sogei aveva risposto.
Mi chiedo: ma questa telematica allora a che serve? se ci hanno obbligati a comunicare i dati catastali delle unità, si presuppone che la procedura debba riconoscere che su uno stesso oggetto si stanno registrando due contratti con gli stessi dati catastali per cui il file duplicato dovrebbe essere rifiutato a monte! invece no!
Quanti più soldi lo Stato può incassare e in qualsiasi modo meglio è! A mio avviso con una semplice istanza nella quale illustravo l’accaduto, l’Agenzia avrebbe dovuto tranquillamente annullare il duplicato e non solo ma anche procedere al rimborso di quanto erroneamente versato a titolo di imposta di registro e bolli. Insomma, invece di progredire e rendere più “sano” il rapporto tra Agenzia e contribuente si regredisce a danno sempre del contribuente, però.

Fonte: Giovanni Abete – Il Sole 24 Ore

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